domenica 8 novembre 2009

L'istruzione dell'IKEA delle banche

WeBank, neo-banca del gruppo BPM intende crescere nel prissimo triennio raggiungendo quota 120mila clienti. Tra i suoi obiettivi, il raggiungimento entro il 2012 "di masse intermediate per 4 mld euro e un Ebit di oltre 22 mln euro". WeBank nasce in un momento propizio in cui c'è un ritorno alla Caccia al rendimento. Of lo ha intervistato (qui sotto la video intervista)



Leggi anche l'amplissimo speciale dedicato al rendimento su Of

sabato 3 ottobre 2009

CON IL CELLULARE PRENOTO E PAGO ANCHE IL CAPPUCCINO

Starbucks, la famosa catena di caffetterie simil-italiane che spopola da anni negli States, ma da noi non si vedrà mai (e per fortuna dato che, ad esempio, un frappuccino, cappucino molto annacquato con top di panna costa ben 9 dollari al banco), ama da sempre le applicazioni Apple. L’ultima in ordine di tempo piace molto anche a me: è la mobile card, ovvero una carta prepagata che sta dentro la sim card del telefono più famoso al mondo, iPhone. È una curiosità-novità anche negli USA (il video qui sotto che mostra come funziona): si accosta l’iPhone a un terminale Pos ottico, l’esercente, nel video molto maldestro perché tocca con una penna lo schermo del cellulare, deve premere un bottoncino del Pos che si illumina per qualche secondo e l’operazione è fatta. Una stampantina registra la spesa su carta con copia per entrambi. Immediatamente la mobile card segnala che i 9 euro per il frappuccino sono stati pagati e informa su quanto rimane “in tasca”. Se serve di più, grazie al mobile banking con un clic basta riempire la mobile card dal proprio conto online o dalla propria carta di credito. Facilissimo. Perché allora il mobile payment non spopola né negli USA, almeno non ancora, mentre da noi, in Italia, ad usare un sistema identico, ma non con iPhone, bensì con il nuovo modello Nokia 6212 equipaggiato con applicazione Nfc (poi vi spiego cosa significa) ci sono solo 50 fortunati bancari del Gruppo Credito Valtellinese?





Tentativi impotenti o prossima valanga?
Negli USA, si discute se questa applicazione che ha riscosso molto successo sui media online, sia solo un’altra delle tante novità di quello che chiamano Mobile Commerce impotente. Da noi nella conferenza di presentazione il direttore generale di Creval Miro Fiordi ha ammesso con entusiasmo che questo nuovo sistema di pagare senza contante e senza carta sarà come una valanga: inizia da un fiocco di neve, i 50 bancari che comprano giornale e pagano il caffè al bar o fanno al spesa fino a 15 euro in 150 negozie tra Bormio e Sondrio, con il telefonino, ma poi diventa enorme e velocissima. Da qui l’idea della banca a cui piace da sempre sperimentare tecnologie innovative, il suo home banking è uno dei più antichi in Italia insieme a quello di CR Firenze (oggi del Gruppo Intesa Sanpaolo). Visa, la cui tecnologia Tellcard è alla base dell’esperienza valtellinese, ammette che l’Italia è un mercato meraviglioso dove provare la mobile card, perché da noi la gente ama il contante e il telefonino. In altre parole, di fronte a un mercato con pochi possessori di carta di credito, e di tanti che hanno un bancomat gratuito che usano quasi esclsuivamente per prelevar contante, forse un tentativo per unire le due cose, cellulare e denaro, andrebbe fatto. Secondo Mary Carol Harris di Visa Europe, innamorata dell’Italia anche perché il suo primo cellulare lo ha acquistato da noi 20 anni orsono, nel 2010 vedremo sul mercato due-tre modelli di cellulari (probabilmente Nokia e Samsung) già dotati dell’applicazione necessaria, cioè dell’antenna Nfc (che sta per Near Field Communication), in grado di dialogare via radio con terminali adatti, anche se qualche problema esiste ancora per quanto riguarda la definizione del modello di business. Cosa significa? In Usa, Starbucks un modello ce l’ha e questo l’ha spinta a fare il massiccio e oneroso investimento nei terminali POS e soprattutto nel sistema informatico a supporto dei pagamenti sicuri: in pratica è possibile prenotare una colazione dall’iPhone dando anche una stima del dove e quando. In questo modo è comodo per il cliente entrare nel bar e trovare caffè e biscotti fumanti al banco, mentre per il commesso, di solito stressantissimo di Starbucks, diventa più semplice organizzare il lavoro, ma anche gli ordini. Chiaro che il caffè sarà preparato solo quando il sistema GPS collegato avverte il commesso che il cliente è davvero nei paraggi. Inoltre, la prepagata Starbucks era una delle più dimenticate (maledetta fretta!) mentre è assai improbabili che uno dimentichi il suo amato iPhone.

mercoledì 1 aprile 2009

Il deposito rende il triplo dei Bot. Dov’è il trucco?

Con i Bot a 12 mesi che rendono meno dell’1% (al netto di ritenuta fiscale e commissioni), il divario rispetto ad alcuni conti correnti e di deposito è sempre più marcato. È vero che molti prodotti hanno risentito dei ripetuti tagli effettuati dalla Banca Centrale Europea sul costo del denaro, ma ci sono depositi che non prevedono una remunerazione delle giacenze direttamente agganciata al tasso Bce e offrono ancora rendimenti vicini al 3% netto (4% lordo nel caso di Rendimax, 4,1% su CheBanca!, se si vincola il deposito per 12 mesi). Poi ci sono le banche che propongono tassi promozionali fino al 6%, per un anno, o almeno per qualche mese (leggi). Risultato: chi, in attesa che torni la boncaccia sui mercati, ha scelto di traghettare i propri risparmi su conti ad alto rendimento, può guadagnare anche il doppio o il triplo rispetto ai famigerati Bot people.

Com’è possibile? Dov’è il “trucco”? E soprattutto, quali sono i rischi? Quanto ai rischi, è presto detto: non ce ne sono. Conti correnti e di deposito sono garantiti dal Fondo Interbancario Di Tutela Dei Depositi, fino ad un importo di 103.291,38 euro per depositante e per istituto di credito. Se i rendimenti di alcuni conti continuano ad essere molto elevati rispetto ai Bot, le ragioni devono essere cercate altrove.

Punto primo: gli alti rendimenti possono essere considerati semplicemente un costo che la banca è disposta a sostenere nel momento in cui intende acquisire nuovi clienti (ai quali, in seconda battuta, potrà vendere prodotti più redditizi: mutui, prestiti, risparmio gestito…)

Secondo: in una fase di ingessamento dei mercati di prestito interbancario, conti correnti e di deposito hanno rappresentato un canale di raccolta importante per gli istituti di credito, certamente più stabile nei volumi e nei tassi e questo può aver indotto molti istituti di credito ad offrire rendimento più elevati per attrarre maggiori risorse. Fermo restando che la crisi di liquidità, nonostante il calo dei tassi interbancari, è ancora ben lungi dall’essere superata.

Del resto (terzo punto), le banche che offrono rendimenti elevati, possono sempre recuperare i costi, sostenuti nell’ambito di politiche commerciali aggressive, attraverso gli impieghi; cioè prestando denaro a famiglie e imprese, a tassi che, come noto, sono certamente più elevati rispetto a quelli praticati per remunerare il denaro dei correntisti. Forse non è un caso che la “vocazione originaria” di due tra gli operatori più aggressivi sul fronte depositi, sia nel settore creditizio: da un lato, Ifis, la Banca che propone Rendimax, non ha mai rinnegato il proprio core business, ancora oggi saldamente ancorato al segmento dei finanziamenti alle imprese. Dall’altro, non dimentichiamoci che CheBanca! appartiene al Gruppo Compass(Gruppo MedioBanca), società leader in Europa, guarda caso, proprio nel credito al consumo.