Con i Bot a 12 mesi che rendono meno dell’1% (al netto di ritenuta fiscale e commissioni), il divario rispetto ad alcuni conti correnti e di deposito è sempre più marcato. È vero che molti prodotti hanno risentito dei ripetuti tagli effettuati dalla Banca Centrale Europea sul costo del denaro, ma ci sono depositi che non prevedono una remunerazione delle giacenze direttamente agganciata al tasso Bce e offrono ancora rendimenti vicini al 3% netto (4% lordo nel caso di Rendimax, 4,1% su CheBanca!, se si vincola il deposito per 12 mesi). Poi ci sono le banche che propongono tassi promozionali fino al 6%, per un anno, o almeno per qualche mese (leggi). Risultato: chi, in attesa che torni la boncaccia sui mercati, ha scelto di traghettare i propri risparmi su conti ad alto rendimento, può guadagnare anche il doppio o il triplo rispetto ai famigerati Bot people.
Com’è possibile? Dov’è il “trucco”? E soprattutto, quali sono i rischi? Quanto ai rischi, è presto detto: non ce ne sono. Conti correnti e di deposito sono garantiti dal Fondo Interbancario Di Tutela Dei Depositi, fino ad un importo di 103.291,38 euro per depositante e per istituto di credito. Se i rendimenti di alcuni conti continuano ad essere molto elevati rispetto ai Bot, le ragioni devono essere cercate altrove.
Punto primo: gli alti rendimenti possono essere considerati semplicemente un costo che la banca è disposta a sostenere nel momento in cui intende acquisire nuovi clienti (ai quali, in seconda battuta, potrà vendere prodotti più redditizi: mutui, prestiti, risparmio gestito…)
Secondo: in una fase di ingessamento dei mercati di prestito interbancario, conti correnti e di deposito hanno rappresentato un canale di raccolta importante per gli istituti di credito, certamente più stabile nei volumi e nei tassi e questo può aver indotto molti istituti di credito ad offrire rendimento più elevati per attrarre maggiori risorse. Fermo restando che la crisi di liquidità, nonostante il calo dei tassi interbancari, è ancora ben lungi dall’essere superata.
Del resto (terzo punto), le banche che offrono rendimenti elevati, possono sempre recuperare i costi, sostenuti nell’ambito di politiche commerciali aggressive, attraverso gli impieghi; cioè prestando denaro a famiglie e imprese, a tassi che, come noto, sono certamente più elevati rispetto a quelli praticati per remunerare il denaro dei correntisti. Forse non è un caso che la “vocazione originaria” di due tra gli operatori più aggressivi sul fronte depositi, sia nel settore creditizio: da un lato, Ifis, la Banca che propone Rendimax, non ha mai rinnegato il proprio core business, ancora oggi saldamente ancorato al segmento dei finanziamenti alle imprese. Dall’altro, non dimentichiamoci che CheBanca! appartiene al Gruppo Compass(Gruppo MedioBanca), società leader in Europa, guarda caso, proprio nel credito al consumo.
